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Il Mite e la Terra


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Canzoni in bottiglia

Jamin TB

  1. Dell'America

  2. Storie

  3. Isole Lontane

  4. Venezia e...

  5. Domenica stop

  6. Il lungo treno lento

  7. Noi

  8. Un altro miglio

  9. Leisud

  10. Lettera da una caserma

  11. Inverno

  12. Il sole per gli sciocchi

TAKE 1

Un gruppo anomalo, nato sull'onda della memoria, di canzoni scritte da tanti anni ma mai dimenticate, su riflessioni e sentimenti per la vita concreta, di ogni giorno, sull'amore e la passione per la musica che ha accompagnato e avolte interpretato l

EXTRA

Come dice una loro canzone, è stato come un lungo treno, a volte lento, che si è ritrovato insieme nel 2005 ed ha dato questo suo primo frutto, Canzoni in Bottiglia nel dicembre 2006.


Canzoni nate tra la primavera del 1977 e l'inverno del 1980, che hanno galleggiato nell'oceano degli anni. Ed un paio, più recenti, cadute in mare da poco.
Ora sono qui. Ripescate dai ricordi e riproposte in un approdo musicale che, prima di tutto, è stato un sereno ritrovarsi e conversare.
Questa opera prima è uno spaccato di idee, passioni e speranze di quell'epoca che il mare della vita sembrava aver inghiottito e che invece Bruno, Sandro e Walter hanno ripescato e riproposto con un approccio musicale attuale.
Chitarre e armonica alla Neil Young e alla Bruce Springsteen aprono l'album con "Dell'America", graffiante ballata sulla realtà americana ("È il vuoto sotto il grattacielo / è la folla enorme che si muove in silenzio") e relativi miti di cui tutti noi, poco o tanto, ci siamo nutriti: «Pur avendo rappresentato molto per noi - osserva Bruno, voce nervosa, secca, metropolitana - l'America ha incarnato spess il mito della fuga, divenendo un modo per distogliere lo sguardo dalla nostra realtà e da chi ci sta attorno». Una demitizzazione suggellata in coda al pezzo dall'inno americano, stravolto e lacerato dalla chitarra di Jimi Hendrix nella mitica esecuzione di Woodstock.
Anni difficili i tardi Settanta, anzi plumbei e cupi: il '77, gli autonomi, le P38, quella Renault rossa in via Caetani, la rabbia e la violenza, la paura e la solitudine. Un clima pesante di cui si avvertono tracce in semplici flash ("Ed il cielo è di piombo") e rimasto ben vivo nel ricordo personale di Bruno, all'epoca delegato sindacale: «Un giorno, in piazza Caricamento, fui avvicinato da un membro di Potere operaio che, senza tanti giri di parole, mi invitò a diventare un fiancheggiatore delle BR. Sono stati anni in cui si è invecchiati di colpo». Annidi ordinaria desolazione urbana, cantata dallo stesso Bruno in "Domenica stop", lento da accendini e momento tra i più intensi dell'album: giorni tristi e sempre uguali ("La sera è finita / la domenica è andata / la gente è sparita"), asfittiche vite oppresse "in prigioni mentali" che sfilano via, consumandosi tra apatia e solitudine, egoismi e stanche parole ("Si parla, si parla / si parla troppo senza cuore"), Perché il vuoto dentro spaventa davvero. Ma forse sperare è ancora possibile, se è vero che qualcuno sta cantando al mondo, "al cielo, al vento / alla voglia di lottare ancora". E se è a Genova che hai messo radici "posto assurdo dove vivo il mio contrasto / fra la montagna e il mio cuore più vasto", il segreto, ci svela Walter in "Venezia e", consiste proprio nel non farsi schiacciare da ciò che sembra incombere, volgendo invece lo sguardo verso l'immensità del mare, capace, di aprirci a nuovi orizzonti e incontri. Una suadente e mesta bossa nova culla i rapidi schizzi tracciati da Walter in "Storie", partecipe riflessione su quanto fragile e casuale sia una condizione umana solita frantumarsi e ricomporsi "in sottili esistenze/ in ricordi sfumati/ in passaggi di cuore / in abbracci mentali / in ricordi d'amore". Ora teneri, ora taglienti, perché in "Lettera da una caserma" (c'era una volta la naja.) "i ricordi sembrano coltelli" e "le ferite sgorgan litri di parole". Un cantilenante sogno di speranza è "Isole lontane", avvolgente mantra con Bruno a ribadire più volte un quanto mai attuale (il testo, ricordiamolo, è del 1979) "scappare dalla guerra", mentre viaggia su ritmi rockeggianti "Il lungo treno lento" (è un caso che l'anno prima, il 1979, Dylan avesse sfornato "Slow train coming"?), dove la periferia "è già un grande fantasma" e spenti individui si ammassano, simili a "burattini che girano / e che sembrano umani". Ai figli sono dedicate "Noi" e "L'ultimo miglio", uniche due canzoni composte nel 2005, alla persona amata "Il sole per gli sciocchi", canzone d'amore sui generis - avete presente , "C'è solo la strada" di Giorgio Gaber? - interpretata da Matteo Merli

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Dell'America
(Vitali - 1980)

Aver visto l'America nei sogni
È come aver amato una donna con la mente
È come camminare per giorni e giorni
Senza chiedersi il perché di tanti niente
Ma l'America non si cela oltre un angolo
Non è un blues, non è un rock violento
È il vuoto sotto il grattacielo
È la folla, enorme, che si muove in silenzio
L'America non è sotto casa mia
Non è nei volti strampalati della gente
Non ha niente a che vedere e a che spartire
Con questo fumo italiano di ponente
È una canzone che significa qualcosa
Per noi innamorati di settembre
È il sangue che ribolle nelle vene
Di chi dell'America non gliene frega niente
E parlare dell'America
È solo un diversivo per non dire di come stia Vincenzo
Per non dire in due battute
Di quanti zoppi e ciechi ci abbian ricercato
Per non dire che anche oggi Franco s'è bucato
Ma parliamo dell'America
Di quest'America che è il mito della fuga
Ed è il volo profano del gabbiano
Che è il cader nella corrente con la scusa
Che tanto non c'è alternativa sottomano
Che è il sognare insistentemente
Di sposare una moglie molto okay
Condizionati nel fondo della mente
Dalle solite foto di marylin Monroe
E parlare ancora dell'America
Per continuare
A non pensare ad altro
Non facendosi problemi
Se d'agosto in città
Ci rimangon solo vecchi e scemi
Contornandosi di tanti
Troppi bla bla bla.
Ma al diavolo l'America.

Storie
(Romagnoli - 1978)

Storie inventate
Storie d'amore
Ne ho sentite tante
Ne ho vissute tante
Di donne e d'inganni
Di piccoli amici
Di giovani amiche
E di giorni feroci
Anch'io adesso
Nelle mie notti
Scrivo canzoni
Le nostre canzoni
E troppa la gente
Che ho amato si perde
Si perde e si incontra
In sottili esistenze
E troppa la gente
Che ho amato si incontra
Si perde e si incrocia
In sottili esistenze
In ricordi sfumati
In passaggi di cuore
In abbracci mentali
In ricordi d'amore
Si incrocia, si perde
Si incontra
In ricordi d'amore

ISOLE LONTANE

Io di notte fò dell'altro
Io dal letto volo in alto
E col sogno faccio rotta
Verso isole lontane.
Scrivere canzoni
Raccontare storie strane
Volare tra le nubi
Sognare grandi laghi
Provare le emozioni
Mancare le occasioni
Cantare per la strada
Parlare con i gatti
Bere il thè per terra
Attaccarsi alla sottana
Sbronzarsi di mattina
Scappare dalla guerra
Io di notte volo in alto
Io nel letto fò dell'altro
E verso isole di sogno
Se ne vanno i miei pensieri.
Immaginare donne
Ballare fino all'alba
Respirare i quattro venti
Contare mille stelle
Scaldarsi con il fiato
Dormire sul lavoro
Guidare le astronavi
Correre nei boschi
Ridere di niente
Ridere più forte
Nascere sul mare
Morire sui ghiacciai
Io di notte faccio sogni
Che sono poi le mie illusioni
Io di notte sogno un mondo
Che senz'altro si vivrà.
Scrivere canzoni
Cantare per la strada
Immaginare donne
Guidare le astronavi
Volare tra le nubi
Parlare con i gatti
Respirare i quattro venti
Ridere di niente
Mancare le occasioni
Attaccarsi alla sottana
Dormire sul lavoro
Contare mille stelle
Raccontare storie strane
Ballare fino all'alba
Correre nei boschi
Sognare grandi laghi
Bere il thè per terra
Scappare dalla guerra.


Venezia e...
(Romagnoli - 1980)

Venezia città sulla terra
Venezia città sul mare
Venezia ora viaggio da non sognare
Genova città di porto
Posto assurdo dove vivo il mio contrasto
Fra la montagna e il mio cuore più vasto
Io uomo di mondo
Io come un sogno profondo
Troppe vite dicono: non andare
Io troppo comodo da ammazzare
Poi c'è sempre Venezia che ride
Paura di dover affondare
Paura di sognare
Destino di gente di città di mare


Domenica stop
(Vitali - 1977)

La sera è finita
La domenica è andata
La gente è sparita
La città grande e tetra
Ronza cupa dabbasso
Nella veste grigiopietra
Ho un vuoto nel letto
In cui sono da poco
Entrato in gran fretta
Tra le bianche lenzuola
Sono sporco e sudato
E con i nervi in gola
Qualcuno è andato via lontano
Qualcuno invece è ancora in croce
Si parla, si parla,
Si parla troppo con la voce
Qualcuno è nato al terzo piano
Qualcuno è morto per amore
Si parla, si parla,
Si parla troppo senza cuore
L'orologio ha girato
Intanto altre volte
E questo già fa parte del passato
Ho paura del sonno
Di lasciarmi alla notte
Che non porta mai consiglio
La mia gente è rinchiusa
In prigioni mentali
Nei bar sotto casa
Pensa sempre agli affari
Ai fatti personali
A speranze banali
Qualcuno mi ha sputato in faccia
Qualcuno invece è adesso in caccia
Di eroi, di idee,
di altri dei e di sottane
Qualcuno sta cantando al mondo
Qualcuno ha rinunciato ora
Al cielo, al vento
Alla voglia di lottare ancora


Un lungo treno lento
(Vitali - 1980)

Spiegazioni di contrabbando
Sui fatti di ieri
Gente che si muove
Nei tuoi occhi a contatto
E la strada notturna
Che si scusa da sola
E la periferia
È già un grande fantasma
Noi adesso siam vivi
Anche se siamo stanchi
Noi guardiamo davanti
Con il sole tra i denti
Noi di notte sogniamo
Noi di notte cantiamo
Noi domani saremo
Un po' meno bastardi
Una vecchia sconfitta
Sopra quel calendario
Una giostra rimpiange
I suoi vecchi bambini
Ed il cielo è di piombo
Come l'aria che tira, che tira
E mio fratello è un coniglio
E si mimetizza
Noi adesso..
Burattini che girano
E che sembrano umani
Concentrati per forza
In questa sera a Natale
E forse è un sogno
Il luna park
Che gira, che gira,
che gira sempre
più forte
E c'è un treno in cantina
Un treno che sbuffa
Un treno che è lento
Un lungo treno di gente
Ed è un treno in cammino
Un cammino importante
Voglio proprio sapere se ci sei
Anche tu, su quel treno!
Noi adesso adesso siam vivi
Anche se siamo stanchi
Noi guardiamo contenti questo sole davanti
Noi abbiamo sognato, ciò per cui
moriremo, Noi senz'altro saremo
Un po' meno bastardi
Bionda amica che aspetti
Con sottile presenza
Sempre il principe bello
Per vivere meglio
Cara amica che strano
Se ti avessi incontrata
T'avrei detto del mondo
Del suo bisogno d'amore
Noi adesso siam vivi
E davvero più tanti
Noi guardiamo contenti
Questo sole davanti
Noi abbiamo sognato
Ciò per cui moriremo
Noi senz'altro saremo
Un po' meno bastardi


Noi
(Secchi - 2005)

Ti sento muovere
e il tuo profilo
sposta fatica ed armonia
Sento il rumore del tempo che passa
Sento i minuti che vanno via
Come le notti e notti
e gli anni che.
noi due che sembra ieri
e inafferrabile e vicina
la voce dei pensieri
che non si addormenta mai
Ma guarda le tue mani,
sono piene di dolore
La vita ha camminato
sopra i pezzi del tuo cuore
e mentre ti trascina oltre la tua fantasia
Schiude un fiore raccolto per te
Il profumo più dolce che il vento trasporta con sè
Ti vedo sciogliere
in un sorriso
una paura che non va via
ed i tuoi occhi puntati a un futuro
per inventare una nuova via
ed ogni passo è un passo e un sogno
ma è tutto, nei tuoi pensieri
ogni parola è un altro impegno
che ci riempie di desideri
dove non sei solo, mai
Ma il tempo va oltre noi
lo vedi crescere e sorridere
e vivere oltre noi
cambiare aspetto e poi decidere
anche se tu non vuoI
cambiare strada e diventare
chi ancora non lo sai
sbagliare vivere e lottare
quando tu non ci sarai
Ma guarda ora i tuoi occhi mentre cambiano colore
contare ogni suo giorno
ti ha cambiato in fondo al cuore
l'amore che ti insegna cosa sia la fantasia
scopre il fiore raccolto per te
Il profumo più dolce che il tempo trasporta con sé


Un altro miglio

Qui tra nuvole e cielo
Ho un dolore nel cuore
Un malore rivolto al futuro
che porta il nome di un figlio
Da riprendere per mano
Con cui fare un altro miglio
Ora qui l'orizzonte è di fianco
Le nubi, le nubi un velo bianco
Da una parte la notte finisce
E dall'altra il mattino fiorisce
C'è un lavoro d'amore da fare
Ancora una volta c'è da camminare
Vale la pena
esser migliori si
Vale la pena
essere qui
Ancora una volta stanchi
Ancora speranza davanti
Dentro un sentimento
Di lotta ( 2 v.) nel mondo
per farlo migliore si
E bello da vivere ora e qui
A lottare con te e chiedere piano
moglie di un calendario lontano
Per un figlio fragile e grande
non ancora perduto, non ancora distante
da riprendere come non sai
e guardare a domani come non mai
Vale la pena
esser migliori si
Vale la pena
essere qui (2v.)


Leisud
(Romagnoli - 1980)

E resto qui ad aspettarti
Senza più fughe né partenze
E senza un sud che io vorrei
Aver percorso insieme a te
E quando torni che sarai
No non voglio dirti niente
Aspetterò con la città
Che non capisce la sua vita
E già lo so che come sempre
Di troppo amore mi ammalerò
Non chiedo scuse ma soltanto
La realtà
Ma si lo sò che anche domani
Di troppo amore io morirò
Non chiedo scusa ma soltanto
La realtà
"Ma come va?" Che odore acre
È il tuo bel viso che mancava
Il mare e il monte che io vorrei
Aver toccato insieme a te
E già lo so che come sempre
Di troppo amore mi ammalerò
Non chiedo scuse ma soltanto
La realtà
Ma cambierà, si cambierà
E il tuo sorriso mi dirà
La mia canzone in qualche modo
Guarirà


Lettera da una caserma (naja)
(Romagnoli - 1979)

Com'è d'uso si ritorna tardi
son ricordo già gli ultimi sguardi
e non c'è nessuno fuori dal sogno che ti aspetta
Qui la vita brucia troppo in fretta
le giornate sono battito di ciglia
e non c'è lei dolce che ti sveglia
Lei dov'è e chissà dove ha i capelli
i ricordi sembrano coltelli
le ferite sgorgan litri di parole
muore solo chi non riesce a dormire
Le mie lunghe favole son vecchie,
e forte dentro il petto il cuore picchia
anch'io ho smesso di giocare
non voglio più aspettare
Ha finito anche il grillo di parlare
Biancaneve ha fatto troppi figli
Robin Hood non coglie più nel segno
Qui si scontano le ore un po' alla volta
e il pensiero è sempre oltre la porta
L'orologio è l'invisibile catena
che ti lega il fucile sulla schiena
Lei dov'è e chissà dove ha i capelli
i ricordi sembrano coltelli
le ferite sgorgan litri di parole
muore solo chi non riesce a sparare
muore solo chi non vuole sparare!


Inverno

Inverno sta arrivando
Con i suoi nasi di ghiaccio
Con le teste rifasciate nelle sciarpe
Con i piedi gelati nelle scarpe
Inverno sta arrivando
Chiuso a forza nei cappotti
Prigioniero in notizie sul giornale
Nelle cose che vanno sempre male (2 volte)
Inverno sta arrivando
Tra i ragazzi che bestemmiano la scuola
Inverno sta entrando
Col freddo sotto le lenzuola
Inverno
L'Inverno sta arrivando
Pungente per le strade
In cui fa scorrerìa il vento
Fra la gente che rincasa in silenzio
Inverno sta arrivando
Portando la paura
La premura della sera nella folla
E le nebbie micidiali alla pianura (2 volte)
Inverno sta entrando
Nelle tasche di chi ha poco per mangiare
Inverno sta arrivando
Sotto forma d'inflazione generale
Inverno.
Inverno sta arrivando
Sulle ali di scirocco
Te ne accorgi alzando un po' lo sguardo
Oltre il porto o lungo il litorale
Inverno sta arrivando
Sui fatti nazionali
Sui drammi e sui malanni personali
Col concetto che non siamo tutti uguali (2 volte)
Inverno sta accorciando
Le serate spese in chiacchierate
Inverno sta arrivando
Su occasioni sempre rinviate
Inverno sta arrivando
Sui ragazzi che si arrangiano la vita
Inverno sta passando veloce,
tra quei cuori e le mie dita


Il sole per gli sciocchi

Sicuramente sai
che tu per me non sei
l'affare più importante
per cui tirare avanti
Sinceramente tu
arrivi anche poi
ma non di meno sei
una timbratura in più
Abbiamo dentro al cuore
un mondo che si muove
persone che son vive
idea ancora sane
Probabilmente noi
vivremo anche insieme
Passandoci giornate
un poco più intonate
E confidenzialmente
quadreremo le serate
Come mai ci è capitato,
come non si è mai voluto
Abbiamo dentro al cuore
un mondo che si muove
persone che son vive
idea ancora sane
Abbiamo fra le mani,
abbiamo in fondo agli occhi
il sole di domani,
la cura per gli sciocchi

 

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