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La distanza della Luna

Giovanni Renzo

  1. Preludio

  2. Parte I

  3. Parte II

  4. Parte III

  5. Parte IV

  6. Parte V

  7. Parte VI

  8. Parte VII - VIII - IX

  9. Parte X

TAKE 1

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“La distanza della Luna” è un’opera di teatro musicale scritta da Giovanni Renzo nel 1996 ispirata all’omonimo racconto di Italo Calvino dalle “Cosmicomiche”. E’ andata in scena in prima esecuzione assoluta il 17 Gennaio 1997 al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, per la produzione dell’E. A. R. “Teatro di Messina”, nel corso del cartellone di Lirica e Balletto 1996 – 1997, ottenendo un lusinghiero successo di pubblico e di critica.
Sono adesso passati più di dieci anni da quando andò in scena la prima assoluta de “La distanza della Luna” che nel frattempo è stata replicata in varie versioni (da ricordare la versione per ensemble da camera presentata al Teatro Greco di Tindari nel 2001 e quella per voce recitante, sax e pianoforte presentata per la Notte Bianca di Roma nel 2006).
Ciò che fin dalla prima lettura del racconto di Calvino colpì l’immaginazione dell’autore e che stimolò il lavoro compositivo fu la forte presenza di elementi musicali nel racconto: i canti che accompagnano le notturne navigazioni verso gli scogli che faranno da punto d’appoggio per i viaggi verso la Luna, la melanconica canzone “Ogni pesce lucente è a galla è a galla, ed ogni pesce oscuro è in fondo è in fondo…”, l’arpa che la protagonista femminile porta sempre con sé e che l’accompagnerà fin nel suo volontario esilio sulla Luna per sempre irraggiungibile, lo straziante ululato dei cani nel finale. Come resistere alla tentazione di trasformare in suoni udibili le suggestioni di una scrittura così fortemente intrisa di suoni non-uditi? E così, dopo due anni di lavoro venne fuori un’opera teatrale ricca di cantanti, attori, danzatori, musicisti, scene, costumi, regia, direzione, ed eventi di contorno.
La caratteristica che ha sempre accompagnato le varie repliche proposte è che la musica è sempre presente nel corso della narrazione e deve essere necessariamente eseguita dal vivo. Infatti la principale caratteristica strutturale della composizione è il continuo passaggio dal livello esterno al livello interno della narrazione. I dialoghi degli attori in scena o la voce del narratore hanno un legame molto stretto con la musica, dovendo rispettare degli attacchi molto precisi indicati in partitura.
Dal punto di vista più strettamente musicale, la composizione risente delle svariate influenze che hanno inciso sulla formazione musicale di Giovanni Renzo: dal minimalismo di Philip Glass, Steve Reich, Gavin Bryars e Michael Nyman, alla raffinatezza armonica e ritmica del jazz contemporaneo, alla reminiscenza della musica occidentale sia colta che popolare. Tutto ciò viene sintetizzato in un linguaggio originale caratterizzato da uno spiccato senso melodico in cui si ritrovano lontani echi della tradizione operistica italiana.

Dopo il successo dello spettacolo presentato a Taormina Arte ’06 e dedicato alla sonorizzazione dal vivo di films muti, il Direttore Artistico della Sezione Teatro Pompeo Oliva ha commissionato a Renzo una nuova versione de “La distanza della Luna” da inserire nel cartellone principale dell’edizione 2007 del Festival, un vero e proprio evento, andato in scena il 30 giugno e il 1 luglio nella splendida cornice del Teatro Antico.
La nuova versione è basata su due strumenti solisti, sax e pianoforte, e una orchestra di medie dimensioni (archi, arpa, legni e percussioni). Ad una voce recitante è invece affidata la lettura del racconto di Calvino che ha ispirato la composizione del lavoro. Importante la scelta degli interpreti per la creazione di evento di grande risonanza. Nel ruolo del narratore un attore di grande spessore e sensibilità come Arnoldo Foà ha dato voce al linguaggio poetico di Calvino. Pianoforte solista Giovanni Renzo nella duplice veste di compositore ed esecutore, mentre l’Orchestra Accademia di Palermo è stata condotta dal M° Fabio Ciulla, direttore con esperienza nella direzione del repertorio contemporaneo. La parte di solista jazz è stata affidata ad un musicista di grande talento e spessore come Cosimo Costantino, artista capace di ben integrarsi in un organico orchestrale di stampo classico.
Un cast di questo livello ha contribuito alla messa in scena di uno spettacolo di grande raffinatezza che và nella direzione della ricerca sul teatro musicale contemporaneo, al di fuori dell’ottica commerciale e spesso banale del musical.

 

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